“Il viaggio” — Charles Baudelaire

Baudelaire  parla molto del concetto di viaggio all’interno della sua opera “I fiori del male” del 1857.

Questo ne è un esempio:

“Per il ragazzo, amante delle mappe e delle stampe,

l’universo è pari al suo smisurato appetito.

Com’è grande il mondo al lume delle lampade!

Com’è piccolo il mondo agli occhi del ricordo!

Un mattino partiamo, il cervello in fiamme,

il cuore gonfio di rancori e desideri amari,

e andiamo, al ritmo delle onde, cullando

il nostro infinito sull’infinito dei mari:

c’è chi è lieto di fuggire una patria infame;

altri, l’orrore dei propri natali, e alcuni,

astrologhi annegati negli occhi d’una donna,

la Circe tirannica dai subdoli profumi.

Per non esser mutati in bestie, s’inebriano

di spazio e luce e di cieli ardenti come braci;

il gelo che li morde, i soli che li abbronzano,

cancellano lentamente la traccia dei baci.

Ma i veri viaggiatori partono per partire;

cuori leggeri, s’allontanano come palloni,

al loro destino mai cercano di sfuggire,

e, senza sapere perché, sempre dicono: Andiamo!

I loro desideri hanno la forma delle nuvole,

e, come un coscritto sogna il cannone,

sognano voluttà vaste, ignote, mutevoli

di cui lo spirito umano non conosce il nome!”

“L’astronomo”, di Jan Vermeer (1668)

Fonte:  http://restaurars.altervista.org/il-viaggio-la-bellissima-poesia-di-charles-baudelaire/

Precedente Un viaggio mistico tra i Templi di Angkor Successivo "Itaca" -- Costantino Kavafis